Questa è la quinta newsletter di Sumud, inviata per annunciare la Brigata di lavoro 2010 ad Ein el-Hilweh
Si passa alla seconda fase!
Nell’agosto dell’anno scorso una brigata organizzata da Sumud e composta da una ventina di ragazze e ragazzi europei si è recata nel campo profughi palestinese di Ein el-Hilweh, nel libano meridionale. Eravamo ospiti, invitati dall'associazione Nashet, formata da giovani palestìnesi e libanesi. Questo campo rappresenta un simbolo per tutto il popolo palestinese, in quanto è stato sempre sulla prima linea della lotta di liberazione, una roccaforte della resistenza contro Israele.
Non è stata un vacanza, eravamo una brigata di lavoro. In tre settimane abbiamo restaurato un piccolo e fatiscente edificio, posizionato proprio all’ingresso principale del campo, che è presidiato, proprio come un campo di concentramento, dalle forse di sicurezza libanesi. Tre settimane in cui, congiuntamente ai giovani palestinesi di Nashet, l’edificio è stato restaurato e dotato dei servizi essenziali, affinché possa diventare un centro sociale polifunzionale, un luogo di scambio, di memoria e di impegno civile, un punto d’incontro per tutti i giovani palestinesi del campo profughi: giovani senza passaporto, reietti, il cui sogno più grande è quello di potere tornare un giorno nella loro terra natia.
Prima di tornare a casa si è tenuta una piccola cerimonia di innaugurazione. Si festeggiava, in un clima di internazionalistica fratellanza, la conclusione della prima e più faticosa fase del progetto. C’era orgoglio nei volti di quei giovani. Coi pochi soldi raccolti in Europa da Sumud, e solo grazie al lavoro volontario e cooperativo della brigata congiunta di lavoro, era stato compiuto una sorta di miracolo.
Ora occorre passare alla seconda fase: dotare il centro delle attrezzature e degli strumenti perché possa finalmente cominciare a funzionare. Innanzitutto, dobbiamo arredarlo con tavoli, sedie, qualche computer, un server, una buona stampante. Ci servono anche un paio di videocamere, per potere iniziare a fare un sistematico lavoro di video-inchiesta sulla vita del campo profughi. Vogliamo che il nostro centro sociale diventi anche un modesto ma efficiente centro multimediale, dando alla gioventù palestinese del campo il modo per comunicare con un mondo esterno che si disinteressa al dramma dei profughi anche perché la voce di questi ultimi non riesce ad uscire. Una delle funzioni di questo cento giovanile dovrà essere proprio quella di collegarsi col mondo, di mostrargli la verità sulla condizione di milioni di profughi palestinesi e del perché essi hanno il sacrosanto diritto al ritorno in Palestina.
Proprio per avviare questa seconda fase una seconda brigata di lavoro si recherà a Ein el-Hilweh la prossima estate. Dobbiamo comporre questa seconda brigata di lavoro: per questo ci rivolgiamo ai giovani più sensibili e volenterosi, animati da un sincero sentimento di solidarietà con la Resistenza palestinese, perchè si aggreghino al nucleo che già si è costituito. Ma questa seconda missione sarebbe vana se non fossimo in grado, prima che parta, di raccogliere i fondi occorrenti all’acquisto degli strumenti e delle attrezzature necessarie.
Quanto prima forniremo un preventivo, la cifra minima indispensabile. Non vogliamo i soldi sporchi dei governi o delle agenzie “umanitarie” internazionali. Non vogliamo dipendere da donatori i quali potrebbero un giorno chiederci di diventare come una ONG, e dunque lasciarci a secco a causa della nostra alterità.
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I compiti della Brigata di lavoro 2010 di Sumud
24 luglio - 8 agosto
- Ristrutturazione di mobili di seconda mano e/o costruzione di mobili nuovi (sotto la supervisione di artigiani locali)
- Creazione di una rete informatica e di una sala multimediale
- realizzazione di un docufilm sulla vita nel campo di Ein el-Hilweh e le attività della brigata (sotto la guida e l'insegnamento di un esperto locale)
Servono ancora alcune migliaia di euro
La ristrutturazione dello stabile da adibire a spazio politico-culturale aperto alla gioventù di tutto il campo profughi è costata (oltre a quasi tre settimane di lavoro di una ventina di volontari, che hanno pagato di tasca propria tutte le spese di viaggio, vitto ed alloggio) quasi 10.000 euro, ed anche ammobiliare ed attrezzare lo stabile appena ristrutturato è costoso.
Sumud non e una ONG, non viene finanziata né dai governi né dall’Unione Europea, né dall’ONU. I soldi utilizzati per questo progetto vogliono essere puliti, non provenire dalle stesse istituzioni che finanziano o avallano le aggressioni al popolo palestinese.
Abbiamo già fatto molto, ma riusciremo a raggiungere la cifra necessaria per rendere operativo il centro solo se saremo in tanti.
Se siete interessati al nostro progetto di ristrutturazione edilizia per il recupero scolastico, potete dare un'occhiata al depliant che lo illustra brevemente.
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